Studiopiù Sicilia

09

Ago

Il Castello di Modica e la sua cappella

Lo stretto legame tra la Contea e la Castiglia

Ho ritrovato nel “Pleyto Quintana”, da me ampiamente descritto nel testo “La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/ storia di un giallo e di una contabilità ritrovata”, le prime notizie importanti e documentate sulla chiesa di Santa Maria del Castello di Modica.
Alla fine del Quattrocento sappiamo che la chiesa esisteva già dentro il perimetro del castello.
Il castellano nei primi mesi del1508 era Martino Peros ma a luglio lo sostituiranno Giovanni di Jurato e, in seguito, Rodrigo Herrera.
Il servizio liturgico della chiesa di Santa Maria del castello era a carico dell’Almirante di Castiglia don Fadrique Enríquez de Cabrera, sposo di Anna Cabrera, la contessa di Modica e, dunque, conte consorte.
Nel 1508 beneficiato della chiesa era don Tommaso Rizzone. Per questo incarico riscuoteva dal conte onze quaranta che divideva con don Matteo Grassiccia e don Matteo La Varca suoi collaboratori. In aggiunta a questa somma Rizzone riscuoteva annualmente venticinque tarì.
La contessa Giovanna Ximenes de Foix, madre defunta di Anna Cabrera, nel suo testamento (1483) aveva destinato quest’ultima somma, infatti, quale legato in favore del beneficiato di Santa Maria vincolandola alla celebrazione annuale di cento messe in suffragio della sua anima.
Nell’agosto del 1508 uno dei cappellani era don Giovanni Tuccitto e riceveva per questo servizio tre onze abbondanti.
Nel 1509 Don Matteo Avarca subentrò a Don Matteo Grassiccia nella celebrazione delle cento messe annuali disposte per legato dalla Contessa-madre Giovanna.
E’ interessante analizzare questo periodo perché tra il 1508 e il 1510 furono compiuti in Santa Maria lavori molto importanti.
Il 7 aprile 1508 si sostituì una trave nel tetto della chiesa nell’ambito di un progetto di sistemazione che prevedeva non solo la sua ristrutturazione ma anche il suo abbellimento.
Il 13 maggio successivo mastro Carlo Civello e mastro Masi Ferrantu, pittori, per una spesa di circa cinque onze, iniziarono a decorarla.
I lavori di stuccatura della cappella furono eseguiti, a partire dal 22 maggio, dai maestri Marco Cassibba e Tullio D’Avola.
Mastro Bernardo Missinisi lavorava esclusivamente a Santa Maria mentre gli altri lavoravano anche nella “cappella di San Cataldo”.
Il 7 agosto successivo, Mastro Masi Ferrantu, che aveva dipinto già una grande tela raffigurante San Cataldo per la cappella omonima, cominciava a dipingere per Santa Maria “una figura di nostra Donna” per un compenso pari a onza una e sei tarì.
I lavori nel tempio intanto terminavano e si procedeva a sistemare anche la campana.
La chiesa aveva sei altari. Furono commissionati a Palermo dei paliotti per gli altari laterali e un paliotto di seta con certezza destinato all’altare maggiore presumibilmente dedicato alla Vergine. Furono acquistati a Palermo pure due cantorali e tre paramenti liturgici di tela.
A fine lavoro si corrisposero delle somme residue a Mastro Carlo Civello e a mastro Masi Ferrantu per le pitture e si applicò una serratura nuova alla porta della chiesa.
Nel 1529 l’almirante e conte di Modica don Fadrique Enríquez de Cabrera, ormai vedovo di Anna ed erede universale dei beni della moglie, dal monastero di Valdescopezo scriveva al nipote Giovanni Ventimiglia, da lui confermato governatore della Contea di Modica dopo la morte della zia.
Si preoccupava, nella lettera, che la “Cappella” (così era abitualmente chiamata la chiesa) fosse ben provvista di ricchi paramenti liturgici e che se ne comprassero di nuovi tra cui uno di damasco bianco con guarnizioni di velluto azzurro abitualmente indossato nelle liturgie in occasione della festa della Beata Vergine Maria specialmente nel rito mozarabico il che testimonia lo stretto legame tra la Contea e la Castiglia.
Dobbiamo arrivare, però, al primo febbraio 1597 per avere un inventario di tutto ciò che conteneva la “Cappella” del castello.
Luigi II Enríquez de Cabrera era morto il 27 maggio 1595 e, come di consueto, a ogni decesso corrispondevano la pubblicazione del testamento e la redazione dell’inventario dei beni posseduti.
L’inventario fu richiesto dai Maestri Razionali della Contea ed eseguito dal Notaio Michele Cannata il primo febbraio 1597.
In esso, com’è facile notare, è compreso il quadro fiammingo donato dal governatore Cristoforo Riva, donazione sulla quale ho ampiamente scritto (v. “Il legato di Cristoforo Riva Governatore di Modica nella seconda metà del Cinquecento”, www.ragusanews.com, 16.7.2019).
Il dipinto risulta inventariato come “una figura della nativita per la pachi”.
L’inventario è molto dettagliato. Nelle note a margine sono individuati anche i beni donati da Antonio Spinola o comprati per mandato di Vittoria Colonna (la duchessa) e consegnati al cappellano maggiore don Gaspano Giuca il primo novembre 1602.
Il documento contiene altre annotazioni a margine relative al 1605 e al 1606. Tra i giogali della “Cappella” colpisce la presenza di breviari vecchi che giustifica l’acquisto di un breviario e messali “novi e moderni” : non è specificato se si tratta di breviari vecchi perché troppo usati o perché antecedenti alla riforma liturgica tridentina e per questo sostituiti in quanto inadeguati.
Da una perizia giurata ordinata dai Maestri Razionali ed eseguita il 14 maggio 1637 dal carpentiere Francesco di Urso Minuri apprendiamo, infine, che l’oratorio annesso alla Cappella aveva bisogno di urgenti restauri e che il Governatore e la sua famiglia accedevano a quel luogo per assistere alla Messa da un corridoio interno al loro palazzo. Questa narrazione è suffragata dal regesto della visita pastorale compiuta da mons. Fortezza, arcivescovo di Siracusa, a Modica tra il 9 e il 15 maggio 1683. Al f. 227/r, infatti, alla voce Chiesa sacramentale del castello, è annotato che il vescovo aveva visitato una cappella chiamata “nello corrituretto” che risultava però interdetta (v. “Il vescovo di Siracusa Francesco Fortezza e la sua visita pastorale a Modica nel 1683” di Pasquale Magnano in Archivum Historicum Mothycense n. 11, 2005).
La mia ricostruzione storica delle vicende della chiesa più importante del castello finisce qua. Questi nuovi dati chiariscono quale fosse la sua posizione e il suo rapporto con la cappella di san Cataldo (oratorio) completando quanto già indicato a suo tempo nella ricerca di Fortunato Pompei dal titolo “Il castello dei conti di Modica tra il XVII e il XVIII secolo”, pag. 15.
Per quanto riguarda il dipinto donato dal Riva, attualmente presente nel Duomo di San Giorgio, spero che da oggi sia indicato come la “Natività della pace”, titolo con il quale fu inventariato nel 1597 e che probabilmente era stato suggerito dallo stesso donante.

 

 

 

 

Fonte:www.ragusanews.com