Studiopiù Sicilia

30

Ott

A Partinico nascerà un'agroforesta: a lavoro cooperative siciliane e un team svizzero

In terreni confiscati alla mafia nascerà la prima Food Forest siciliana fondata su studi scientifici: una realtà che è garanzia della tutela dell’ambiente e del paesaggio

Che ci fanno degli svizzeri, dei siciliani e un brasiliano in un terreno sequestrato alla mafia? Non è l'inizio di una barzelletta e nemmeno di un indovinello: sono loro i protagonisti - insieme a tanti altri - del bel progetto che presto prenderà vita a Partinico, nel palermitano.

Nel fondo Parrini, sede dal 1998 della Cooperativa Sociale NoE, che sta per “No Emarginazione”, un progetto etico e antimafia che lega il cibo al lavoro e al turismo, in un terreno confiscato alla mafia, già convertito in agricoltura biologica, coltivato ad orticole, oliveto e seminativo, nascerà, infatti, presto una agroforesta o “Food Forest”.

Il progetto è nato grazie alla sinergia messa in campo con altre realtà quali la cooperativa agricola di Camporeale Valdibella, che opera nel campo della coltivazione e successiva trasformazione e vendita di prodotti biologici, e l'associazione svizzera Crowd Container che si occupa, a livello internazionale, della creazione di una rete di consumatori e produttori che praticano un'agricoltura etica e sostenibile.

Insieme hanno lanciato un crowfounding che punta alla raccolta, entro il 20 novembre 2020, di 60 mila euro, cifra che permetterà di avviare il tutto.

Ma si sa ogni progetto è sempre frutto di incontri, umani principalmente, e poi di condivisione di passioni e visioni lungimiranti.

Fatale, possiamo dire, è stato l’incontro con Rafael da Silveira Bueno, un ecologo brasiliano con dottorato di ricerca in scienze agrarie, forestali e ambientali presso l'Università di Palermo.

Tra le sue varie collaborazioni in Sicilia, anche quella con la cooperativa di Camporeale Valdibella alla quale, dopo vari studi sul clima e il terreno, ha proposto la nascita di una Food Forest, realtà che in Brasile sono già bene avviate e danno buoni risultati.

Da qui parte la collaborazione con la NoE e i suoi 5 ettari di terreno - di cui solo una piccola parte viene coltivata al momento - che porterà alla realizzazione della prima Food Forest in Sicilia, fondata su studi scientifici e su un'attenta ricerca condotta dallo stesso Rafael.

L’obiettivo è quello di promuovere la produzione agricola sostenibile utilizzando i sistemi agroforestali, come la foresta commestibile, impiegando le pratiche di permacultura e ottimizzando l’uso delle risorse idriche mediante l’installazione di unbiolago e di una zona di compostaggio.

A ciò si aggiunge la gestione della vegetazione esistente, in particolare dei rovi, e l’inserimento di nuovi elementi, sia quelli più esigenti in termini d’irrigazione, come la coltivazione dell’avocado ad esempio, ma anche specie più adatte alla condizione di “aridocultura”.

I sistemi agroforestali (agroforestry o agro-selvicoltura) sono definiti tecnicamente come la “deliberata consociazione tra specie arboree perenni e colture agrarie”, mediante la combinazione di diverse specie sulla medesima unità di superficie.

Sono in grado, da un lato, di diversificare le produzioni e, dall’altro, di contribuire alla tutela dell’ambiente e del paesaggio in termini di conservazione della biodiversità, controllo dell’erosione del suolo, migliore utilizzazione delle risorse idriche e nutrizionali del terreno.

«Il lavoro di rete porta sicuramente a buoni risultati, non solo dal punto di vista agricolo ma anche sociale ed ambientale - spiega Ninni Conti, uno dei soci di NoE - sicuramente ci sarà un aumento occupazionale importantissimo considerando il momento storico che stiamo vivendo e il luogo in cui ci troviamo. Siamo arrivati quasi a metà della raccolta per avviare questo progetto pilota e per tutti noi è una grandissima opportunità».

Nel terreno destinato alla Food Forest da una parte verranno consociate vecchie varietà di frutta, frassino, noce e piante aromatiche (rosmarino, salvia, origano, timo, incluse specie con fiori attrattivi per api); moringa e specie della macchia mediterranea commestibili come il corbezzolo, mirto, perastro, biancospino, rosa canina.

In un'altra zona verranno piantati ulivi, frassini, noci e asparagi e una linea di siepe di biodiversità con funzione addizionale di frangivento e protezione incendi.

Sono previsti, anche, un impianto di 160 piante di avocado e 60 di annona; una piantagione di Passiflora edulis e maracuja.

Le produzioni che si otterranno, programmate con i partners, saranno poi distribuite in parte in Svizzera e in parte per il mercato locale, garantendo il massimo della trasparenza al consumatore finale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Balarm.it