Studiopiù Sicilia

11

Nov

È la cupola più bella (e famosa) di Palermo: uno scrigno del barocco finalmente visitabile

Siamo nel cuore dell'Albergheria dove svetta la Chiesa del Carmine Maggiore, adesso restituita alla città grazie all'impegno di un'associazione locale. Come visitarla

È conosciuta per la sua cupola - la più bella di Palermo - rivestita da maioliche smaltate, i cui colori la rendono ancora più visibile da ogni parte della città. Al suo interno risaltano gli stucchi di Giacomo e Giuseppe Serpotta, lungo le poderose colonne tortili nelle cappelle del transetto della chiesa e le opere di Novelli e Gagini.

Un vero scrigno di rara bellezza che, finalmente, viene restituito alla città grazie all'impegno di un'associazione locale che, in accordo con il Rettore, ne cura adesso la gestione delle visite.

Stiamo parlando della Chiesa del Carmine Maggiore che, con la sua celebre cupola colorata, svetta nel cuore di uno dei mercati storici della città - Ballarò - nel quartiere dell'Albergheria ed è un esempio di architettura di stile barocco di Palermo.

La chiesa adesso è visitabile e fruibile ogni giorno grazie al lavoro dei ragazzi dell'associazione culturale "Guardie del Tempio" che - in accordo con il Rettore carmelitano, Pietro Leta - guidano le visite al suo interno, tra navate, transetto (che delimita il presbiterio) e le cappelle laterali in cui si trovano veri capolavori d'arte.

Recentemente inserita all’interno del Circuito del Sacro, la chiesa viene aperta ogni giorno e le visite includono anche il chiostro e soprattutto, questa la novità e la chicca, la cappella di Santa Maria della Pietà, finora rimasta chiusa se non in casi eccezionali.

Ripercorrendo le tracce storiche dobbiamo partire proprio dalla cappella della Pietà, già esistente secondo fonti storiche nel 1117, e donata secondo tradizione, dalla Contessa Adelasia ai primi frati provenienti dal Monte Carmelo e qui insediati una volta cacciati dalla Terrasanta, in seguito alle crociate.

Di questa prima cappella si conservano i costoloni in stile gotico che concludono il loro percorso in una chiave pensile con Agnus Dei e in archi romanici a tutto sesto.

Oggi la cappella custodisce, all’interno di un reliquario, la Sacra Spina portata da Sant’Angelo posta su di un grande trono argenteo.

Addossata a questa cappella sorsero due chiese: la prima dedicata all’Annunziata costruita a partire dal 1244 e l’attuale, costruita sopra la prima a partire dal 1627 dall’architetto Mariano Smiriglio.

Molto sentita è la Festa della Madonna del Carmelo per la quale lo splendido simulacro viene portato in processione l’ultima domenica di luglio.

Per la devozione cittadina tale festa è conosciuta come u secunnu fistinu poiché ha lo stesso fervore e partecipazione di quello di Santa Rosalia che lo precede di qualche giorno, e della città ne è anche compatrona sin dal 1688.

Le origini della Chiesa del Carmine Maggiore risalgono all'insediamento del 1235 dei frati carmelitani a Palermo, provenienti dal Monte Carmelo, appunto, in Palestina.

Nel quartiere Albergheria, uno dei cinque quartieri normanni, così chiamato perché ospitò trasferiti o "albergati" da Federico II di Svevia, gli abitanti ribelli di Centorbe e Capizzi, secondo altre fonti potrebbe invece significare “terra a mezzogiorno”, da "Albahar" o "Albergaira".

La tradizione supportata dalle indagini stilistiche e dalle odierne analisi, attribuisce all'Ordine Carmelitano la costruzione di varie chiese in epoche diverse e nella stessa ubicazione.

Ritornando agli arredi, la statua lignea della Madonna, che qui si trova custodita, venne realizzata nel 1598 e rivestita in argento da Matteo Castronovo nel 1729, i visi della Vergine e del Bambinello furono rifatti nel 1813 da Girolamo Bagnasco.

Alla Madonna del Carmelo è anche dedicata l’icona di Tommaso de Vigilia realizzata nel 1492 in cui, nelle predelle laterali, sono raffigurati episodi salienti della vita dei primi carmelitani, che partiti dal Monte Carmelo giunsero in Europa.

Ad attorniare l’icona le colonne tortili realizzati dai fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta nel 1684, uno dei primi lavori da essi realizzati a Palermo in cui vi sono scene della vita di Maria. Gli stessi lavorarono anche sulle colonne tortili dell’altare del Crocifisso nella cui parte inferiore vi sono episodi della Passione di Gesù.

La chiesa conserva anche opere di Domenico e Antonello Gagini (“Madonna dell’Udienza” e “S. Caterina d’Alessandria”), di Pietro Novelli (“La Vergine appare a S. Andrea Corsini”) e due cappelle dedicate a Sant'Elia considerato il profeta di riferimento dei Carmelitani per la difesa della fede nel Dio di Israele sul Monte Carmelo contro i sacerdoti di Baal.

Tra gli arredi preziosi anche un organo i cui riferimenti partono dal 1620. Nel 1856 lo strumento venne ricostruito per volontà di Angelo Amoroso dall'organaro Salvatore Briulotta.

Esso si trova nel braccio sinistro del transetto, su cantoria a lato dell'arco absidale; dispone di 21 registri su due manuali e pedale. L'organo antico, pur essendo suonabile indipendentemente, costituisce il primo manuale del moderno organo Tamburini, del 1968, il cui restante materiale fonico (8 registri) è situato sulla cantoria simmetrica nel transetto di destra.

ORARI E GIORNI DI VISITE
È possibile visitare questi luoghi tutti i giorni dalle 10.00 alle 14.00, il mercoledì dalle 11.00 alle 15.00 e la domenica dalle 12.00 alle 16.00. Per maggiori informazioni potete consultare il sito dell'associazione Guardie del Tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: balarm.it