Studiopiù Sicilia

03

Mag

La serra "idroponica" è già realtà in Sicilia: come coltivare (senza terra) dentro casa

A sperimentare queste colture indoor è Nino Pollara che ha dato vita a una serra idroponica, coltivando le piante fuori suolo, senza l'uso della terra. Ecco come funziona

All’interno di un palazzo abbandonato del centro storico di Enna, tra via Roma, la Chiesa del Carmine e il vecchio ospedale della città, crescono pomodori e lattughe, finocchietto selvatico e asparagi, cannatedda e amarelli, verdure spontanee tipiche del territorio.

Le lampade da 240 watt sostituiscono il sole, le tubature dove scorre l’acqua e le sostanze nutritive sostituiscono la terra.

A sperimentare queste colture indoor è Nino Pollara, geometra in pensione che, insieme all’associazione culturale 38° Parallelo e a un giovanissimo apicoltore, il ventiquattrenne Endrius Giannotta, ha dato vita a una serra idroponica, coltivando le piante fuori suolo, senza terra e grazie all’acqua nella quale vengono disciolte le sostanze nutritive adatte per farle crescere velocemente e in salute.

Con questa tecnica le piante possono essere coltivate in un ambiente chiuso e isolato dall'esterno e questo, unitamente all’assenza di terreno, permette anche di annullare l'esposizione delle piante ad agenti infestanti facilitando ulteriormente il loro sviluppo, senza l’uso di pesticidi.

«L’obiettivo è da una parte avvicinare i giovani all’agricoltura, dall’altro riqualificare il centro storico di Enna, ma potenzialmente di ogni piccolo e medio centro urbano, che sta soffrendo molto lo spopolamento, - spiega Nino Pollara. - Via Roma, da Torre Federico II al Castello di Lombardia, è piena di cartelli “vendesi”, tutti i negozi sono chiusi, il centro storico è praticamente morto.

L’agricoltura idroponica potrebbe rappresentare una vera svolta, è il futuro. Il costo di avvio è davvero basso ed è super tecnologica. Tutto è computerizzato, quindi l’ulteriore vantaggio è quello di non implicare la fatica necessaria per coltivare nella terra».

In Sicilia è la prima sperimentazione del genere e per come la vede il suo ideatore aprirebbe anche la strada a un tipo di turismo particolare.

«Io immagino la Casa della fragola, poi qualche metro più avanti la Casa dell’asparago e poi la Casa della lattuga - continua Nino. - I tantissimi palazzi abbandonati della città potrebbero in questo modo essere valorizzati e trovare nuova vita».

Attualmente la serra in cui Nino e Endrius, il vecchio e il nuovo come si definiscono scherzando, hanno avviato le prime coltivazioni si trova in un palazzo che i proprietari, lasciando la città, hanno affidato a loro. Il progetto ha incontrato l’interesse del Comune di Enna che potrebbe mettere a disposizione altri palazzi sfitti ma anche della Coldiretti.

«Tutti i parametri vengono tenuti sotto controllo attraverso i computer, quindi - conclude Nino - la tecnica idroponica, oltre a garantire prodotti sani e genuini, è un tipo di agricoltura che che può essere portata avanti anche in giacca e cravatta».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: balarm.it