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Mar

Le sue acque a volte diventano rosse ma non è il Nilo: è l'unico lago naturale della Sicilia

e scrissero Ovidio nelle sue “Metamorfosi” e Claudiano ne “Il ratto di Proserpina”, definendolo come un lago di “acque chiare profonde, cinto alle rive da ombrose selve
Era chiamato il "lago di sangue" per via di uno strano fenomeno che rendeva le sue acque rossastre. Il lago di Pergusa si trova a pochi chilometri da Enna ed è l'unico lago naturale ormai presente in Sicilia.

Ne scrissero Ovidio nelle sue “Metamorfosi”, nel I secolo d.C., e Claudiano ne “Il ratto di Proserpina”, nel IV secolo d.C., definendolo come un lago di “acque chiare profonde, cinto alle rive da ombrose selve”. Ovidio lo descrisse come luogo di “primavera eterna”. È situato ai piedi del monte Carangiaro, a un’altezza di 667 metri sul livello del mare ed era un tempo circondato da una fitta foresta.

Si trova tra un gruppo di alture appartenenti ai monti Erei, è alimentato da acque piovane e di falda e rappresenta un punto nevralgico per le rotte migratorie degli uccelli attratti dalla sua posizione geografica e dalle sue caratteristiche di oasi umida e fresca.

Nei secoli scorsi il lago di Pergusa è stato meta di villeggiatura di famiglie nobili che trascorrevano lì i mesi estivi ma anche gran parte del periodo invernale. Tra il 1860 e il 1867 il lago cominciò a ridursi di almeno tre metri, aumentando al tempo stesso la salsedine nell’acqua.

La sua importanza geologica, faunistica e culturale è enorme, tanto che lì è stata istituita la prima Riserva Naturale Speciale della Regione Siciliana che comprende anche la riserva “Selva Pergusina”. Nel lago di Pergusa sono state osservate complessivamente 104 specie di uccelli, di cui 58 acquatiche che rappresentano circa il 35% di tutte le varietà acquatiche riscontrate in Sicilia.

L'indiscutibile patrimonio naturale del lago si associa a un fenomeno stranissimo, unico al mondo che sbalordì Aristotele e Plinio: a volte le sue acque si colorano di rosso. Le leggende popolari interpretarono il fenomeno come punizione divina o presagi di cattivo auspicio.

In realtà la ragione va rintracciata in un naturale meccanismo di auto-depurazione. Le attività di trasformazione di sostanze organiche presenti nel lago in composti inorganici usati poi dai vegetali è eseguito dai batteri che sono in grado di produrre idrogeno solforato. In alcuni ambienti acquatici, una grande produzione di questa sostanza causa la morte di parecchi organismi viventi.

Quando ciò accade nelle acque del lago di Pergusa, insieme alla scomparsa di ossigeno, alla penetrazione della luce e all’innalzamento della temperatura, si crea un habitat adatto allo sviluppo di altri batteri (i solfobatteri rossi) che consumano l’idrogeno solforato cercando di riportare la vita nel lago e conferendo alle acque quel colore che affascina tutti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte: balarm.it