Studiopiù Sicilia

14

Apr

Un'invenzione contadina sulle passerelle: dall'arte dell'intreccio nasce la Coffa siciliana

Nella difficoltà e nelle ristrettezze si aguzza l’ingegno e si trovano nuove soluzioni. Nasce così la borsa realizzata intrecciando le foglie di palma nana. Ecco la storia della coffa

Se la storia ci insegna qualcosa è che nella difficoltà e nelle ristrettezze si aguzza l’ingegno e si trovano nuove soluzioni.

È nato così un oggetto simbolo della cultura e della tradizione siciliana: stiamo parlando della "coffa", la borsa per antonomasia che veniva usata tanto dai contadini, per foraggiare gli animali, quanto dalle donne come sacchi resistentissimi e comodi.

Quando il riciclo e l’attenzione alle produzioni cosiddette “green" non esistevano, ma a tutti era noto che la natura mettesse a disposizione tutto per ovviare alle difficoltà, un po’ per gioco, un po’ per passare il tempo, un po’ per intrattenere i bambini, si intrecciavano le foglie tenere di palma nana (detta anche troffa di curina o giummara tra le altre definizione che cambiavano da zona a zona dell’Isola).

La palma nana, infatti, è sempre stata molto abbondante nella vegetazione mediterranea e anche versatile nel suo utilizzo.

Le foglie esterne, più dure, venivano legate insieme, sempre con una tecnica particolare, per realizzare le scope, sia per le case che per i cortili, le foglie più tenere, invece, venivano messe da parte e lavorate con calma.

Messe ad essiccare, una volta pronte, venivano artigianalmente intrecciate a formare le celeberrime coffe.

Essendo così facili da realizzare (un tempo in tutte le famiglie c’era qualcuno che sapeva magistralmente intrecciare le foglie ricavate) queste borse venivano considerate di scarso valore e di uso più che quotidiano.

Come recipienti da attaccare al collo o alla groppa degli animali o come cesta per raccogliere le uova fresche o i frutti.

Nel tempo, poi, con l’arrivo degli altri materiali, meno naturali per la verità, piano piano questo prodotto artigianale è diventato di nicchia.

Si è via via perso, tra una generazione e l’altra, l’insegnamento artigianale dell’intreccio ma, in alcuni angoli della Sicilia, per fortuna, ancora ci sono piccoli realtà di artigiani, appassionati, che ne realizzano esemplari.

La semplicità di un tempo, nella loro realizzazione, si è persa, del resto gli stessi stilisti Dolce & Gabbana nelle loro ultime sfilate di alta moda, attingendo dal patrimonio culturale dell’Isola, hanno proposto le coffe come accessorio indispensabile, reso estremamente ricco da accessori e ninnoli cuciti sopra.

Pietre preziose, ricami, piccole ceramiche, coccarde e passamanerie che richiamano le trame del carretti siciliani: alla fantasia odierna non c’è limite nel corredare semplici fili naturali intrecciati.

Anche le forme, sono via via cambiate, per quanto quelle più fedeli alla tradizione mantengono i classici manici.

Certo è che, nei decenni, questa semplice invenzione contadina, che ha trovato spazio anche in citazioni letterarie, da Giovanni Verga a Gesualdo Bufalino, ha varcato i confini e superato gli oceani diventando, anche grazie al contributo del duo di stilisti, simbolo di eleganza e ricercatezza.

Per quanto, secondo noi, la versione più fashion rimane quella tradizionale. Ma è solo questione di gusti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: balarm.it